Nel panorama artistico contemporaneo, la “light painting” sta emergendo come una forma espressiva affascinante e innovativa. Si tratta di una tecnica che utilizza fonti luminose — come torce, LED o persino lo schermo del cellulare — per “disegnare” nell’aria, catturando il movimento della luce con tempi di esposizione lunghi attraverso una macchina fotografica. Il risultato? Immagini eteree, vibranti, spesso oniriche, che esistono solo nella fotografia che le immortala.
Questo tipo di arte ha origini nel XX secolo, con pionieri come Man Ray e Picasso, ma oggi trova nuova linfa grazie alla tecnologia digitale e alla diffusione dei social media. I giovani artisti, in particolare, sono attratti dalla sua natura performativa e dalla possibilità di creare senza lasciare traccia fisica — un’arte, per così dire, sostenibile e temporanea.
Inoltre, la light painting è diventata strumento educativo in molte scuole, dove si utilizza per insegnare concetti legati alla fotografia, alla fisica della luce e alla creatività visiva. Non è raro che sia usata anche in contesti terapeutici, favorendo l’espressione emotiva attraverso il movimento e il colore.
Questa forma d’arte sfida i confini tradizionali tra pittura, fotografia e performance, e ci invita a riflettere sul significato della creazione artistica nell’era digitale: quanto conta il gesto rispetto all’opera finale? Quanto è effimero il bello?
5 parole da ricordare:
- effimero – che dura poco tempo
- esposizione – tempo in cui la luce entra nella macchina fotografica
- onirico – come in un sogno
- performativo – legato a un’azione dal vivo
- traccia – segno o resto lasciato da qualcosa

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